Navidad

Belen (presepe) all'Hogar Cafarnaum
Il blog probabilmente sarà meno attivo durante le vacanze, perché il nostro internet point preferito chiude, ma non poteva mancare il nostro post natalizio.
Noi passeremo la notte della vigilia di Natale in tre comunità, da Jordan a Avante a Valle Verde, che sono tra le più povere, e siamo contenti di poter condividere questa festa con quella gente così semplice.
Gesù nacque a Betlemme, tra i poveri, e anche oggi viene in particolare per loro, per dare luce e speranza.
A tutti auguriamo di gioire nel cuore per il suo arrivo e di accoglierlo come un dono!


BUON NATALE!!!


(ascoltatevi questi files, se riuscite...)

Cibo: aggiunte e correzioni

Aggiornamento lista frutta
9) naranja agria – ora l'abbiamo provata anche in “agua”, ovviamente con abbondante zucchero!
14-15) Toronja: è il pompelmo (grazie Lucia per il suggerimento!), ma non ce ne eravamo resi conto, forse perché la buccia verde e spessa qui accomuna moltissimi frutti...
23) Platanos (banane)- nuovo tipo: polpa giallo vivo, quasi arancione, molto più dolci, sono quelle che avevamo trovato e apprezzato molto nelle Filippine. Sorge una contesa sui nomi: per la perpetua Marta quelle piccole sono “manzanitos”, queste “machos”, mentre per il seminarista Omar, che è con noi da una settimana e se ne andrà il 28, queste ultime sono le “manzanitos” e le piccole si chiamano “dominicos”, mentre le “machos” sarebbero altre ancora, quelle più lunghe che solitamente si mangiano a fettine sottili, fritte (e che noi abbiamo gustato grazie a Roby e ai suoi genitori, direttamente dal Brasile)
(24... Mancano ancora, per aumentare il numero, le varie qualità di mango; ce n'erano anche alcuni in cucina, ma ormai marci...

Altre specialità locali provate:
Relleno negro: polpettine di carne e formaggio e pezzi di pollo cotti in un brodo nero, appunto, con chile e altro. Buono ma pesante, meglio gli altri vari modi di cottura del pollo.
Atole: bibita dolce, di cui esistono molte varianti. Noi abbiamo provato quella a base di masa (farina di mais), con cannella e altro (???), tutto bollito per 3 ore. Non eccezionale, ma almeno decente, non come l'arroz con leche, il dolce tipico delle feste con piñata, dopo la posada, che proprio non riusciamo a mangiare-bere, per cui ci tocca rifiutare, con tutto il tatto possibile...

Deporte

Il futbòl (si', si scrive cosi'!) domina sovrano, nelle menti e nei giornali, ma in giro si vedono moltissimi canestri ed effettivamente il basket è molto popolare; anche il baseball tira abbastanza, qui a Cancun c'era tempo fa una squadra forte, ora stanno tirandone su un'altra, almeno questo racconta P.J. (Padre John). Sul baseball, il fanatico Mattia propone una simpatica parentesi linguistica: qui si chiama, e si scrive, beisbol, che può suonare strano e ridicolo, perché anziché usare semplicemente la parola straniera la fanno propria scrivendone la pronuncia, però va dato loro un merito: in Italia, se facessimo lo stesso scriveremmo "besbol", qui almeno, da bravi “vicini”, nonostante il loro inglese sia parecchio storpiato dall'accento messicano, hanno imbroccato la pronuncia giusta!
Tornando allo sport, o per dirla tutta “al calcio giocato”, raccontiamo qualcosa per gente interessata come Tommy o Geki: il Chivas, squadra di Guadalajara, ha da poco vinto il campionato, raggiungendo un buon numero di scudetti (attorno alla decina), mentre grande soddisfazione a tutto il Messico è arrivata dal Pachuca, squadra della città omonima, che ha conquistato la Copa SurAmerica (una specie di corrispondente della Coppa Uefa, visto che è inferiore alla Copa Libertadores), sconfiggendo i cileni del ColoColo fuori casa; tremenda delusione ha dato invece l'America, squadra di Ciudad de México, che partecipava al Mondiale per Club (l'ex intercontinentale ora allargata) come rappresentate della Concaf (confederazione centroamericana), la gran dritta che hanno inventato per avere più squadre al Mondiale e in occasione come questa. Non si sa bene su quali basi, ma speravano fortemente di arrivare almeno in finale e magari vincere, mentre sono stati sonoramente bastonati dal Barcelona, con un 4-0 che ha lasciato scie di disperazione su tutti i giornali. Tanto che dopo del Mondiale per Club non gliene fregava più niente a nessuno, per cui Mattia ha scoperto a fatica che il Barca è stato poi sconfitto dal Puerto Alegre.
Passando a livelli più bassi, qui a Fatima, nella cancha (campo sportivo) in cemento venerdì 22 hanno organizzato il tradizionale torneo di calcetto pre-natalizio, a cui hanno partecipato circa 100 tra bambini e ragazzini. Padre James aveva gentilmente e caldamente invitato, anche Mattia, che però ha declinato a fatica, o meglio resistito a questo Padre in versione serpente tentatore (che si è pure messo a proporre balle come malattia o impegni con i padri) per mantenere gli impegni di scuola alla Ciudad de la Alegria, dove c'era anche da fare gli auguri di Navidad a bimbi, “alunne”, adulti e madri.

Dedica

Un pensiero affettuoso da qui in fondo allo zio Silvio, che lunedì sera è stato investito a Este e ora si ritrova quasi completamente paralizzato per rottura della 4 vertebra cervicale. Silvio, ti siamo vicini nello spirito e soprattutto nella preghiera: che il Signore ti faccia sentire la sua presenza di amore, ti sostenga in questo momento così duro, infondendoti forza e coraggio per resistere e reagire, ti riempia il cuore di speranza e mandi il suo Spirito anche a Fernanda e ai tuoi parenti affinché trovino la maniera migliore per aiutarti. Ricordiamo con gratitudine le tue parole di incoraggiamento per questa nostra avventura e sappi che abbiamo qui con noi il libro sul Padre Nostro che ci hai regalato e che grazie a Patrizio abbiamo anche potuto leggere una delle tue ultime poesie pubblicate.
A tutti chiediamo di unirsi alla nostra preghiera.

Vamos a la playa

Martedì mattina i padri fanno riposo, con visita alla spiaggia o corsetta (9km per Padre John!), ma noi lavoriamo... Il pomeriggio di martedì 19 però, anziché starcene ad aspettare che ci dicano cosa fare, sapendo che non c'era nessuna visita di qualche comunità in programma, alle 14 abbiamo preso il nostro caro autobus e dopo una passeggiatina di 3km, alle 15 siamo arrivati alla Playa Las Perlas, la spiaggia libera più vicina, ma come abbiamo scoperto dopo, una delle peggiori, perché sempre piena di alghe. Effettivamente era così e in più si è presto alzato il vento e il sole scende presto, per cui alle 16.45 quasi faceva freddo e ce ne siamo tornati a casa. Ma non è stato male: l'acqua era calda, la sabbia sempre bella e il nostro bagno ce lo siamo goduti. L'aspetto più interessante erano i vari uccelli che abitavano la spiaggia, quasi completamente vuota: in particolare i cormorani, grandi e spettacolari quando puntano il becco verso il basso e si tuffano in cerca di prede. Meno piacevoli invece i rumori delle moto d'acqua che impazzavano poco distante.
Prossimamente, durante il periodo natalizio, che per noi non sarà comunque molto vacanziero, cercheremo di sfruttare qualche spiaggia più lontana ma migliore e magari anche di dedicare almeno un giorno ad una visitina...

Alejandro

Uno di questi nuovi arrivi è Alejandro, giovane che è diventato nostro amico per i suoi saluti sempre sorridenti e in italiano! La sua storia travagliata l'ha portato a viaggiare molto (Canada, Stati Uniti...) e così ha imparato anche qualche parola della nostra lingua. Ora, dopo essere caduto nella droga, che come dice lui rovina tutto, ed essere passato per un centro di recupero, è tornato a Cancun, dove vivono la moglie e i figli, che non vede da molto tempo. Oggi aveva un colloquio con una signora che forse gli troverà lavoro: speriamo bene per lui, che il Signore lo aiuti!

C'è chi viene, c'è chi va

Il martedì mattina, come al solito, andiamo alla Ciudad de la Alegrìa, ma non all'Hogar Cafarnaum; è il giorno de los abuelitos (nonnetti) dell'Hogar de los Ancianos, dove per la gioia di Mattia c'è un pianoforte, sì, un po' scassato e abbastanza scordato (uno dei mi bassi è completamente fuori, bisogna evitarlo!), ma suonabile: così martedì scorso, il 19, mentre Elena cominciava a fare riabilitazione, Mattia, aspettando l'ora di inizio della sua “scuola”, poteva ritrovare gli amati tasti (da buon suonatore ottimista si è portato via qualche spartito!) e far contente alcune vecchiette che concludevano ogni pezzo con applausi (assolutamente immeritati viste le condizioni dello strumento e del pianista...) e che ora aspettano il successivo martedì.
Quando poi alle 11.30 Elena raggiunse Mattia all'altro Hogar per giocare un po' con i bambini, si accorse che mancava Monserrat. Ovviamente le madri non ci avevano detto niente, ma abbiamo imparato a farci avanti, senza timore, e mercoledì scoprimmo che effettivamente la madre era venuta improvvisamente a riprendersela. Così dopo aver perso Sharon e Jorge, anche la piccola Monse se n'è andata; comunque aveva fatto grandi progressi: gattona da sola e si alza.
Gli adulti invece aumentano sempre più, non solo malati, ma anche altri casi difficili, di cui le madri si prendono cura offrendo cibo e alloggiandoli in uno dei saloni dell'Hogar de Formaciòn.

Telegramma

Sabato 16: primo mese stop pomeriggio recita ragazzine parrocchia fatima stop pastorela decisamente inferiore a nostra stop sera nuovo ensayo (prova) con ragazzi stop domenica 17 ritiro buono stop anche nostro intervento genesi stop pastorela molto apprezzata stop sera posada: simil chiarastella con canti e finale con rottura pignata stop elena partecipa a rompere pignata e raccoglie dolciumi stop

Giovedì 14

Altra giornata di giri. La mattina torniamo con Guillermina e Yessica a Valle Verde. Questa volta siamo ben equipaggiati: scarpe da ginnastica anziché sandali, per affrontare meglio la difficile ricerca di una via tra le pietre e le erbacce della zona nuova, in fondo, e soprattutto con la fedele Nikon compagna di tante avventure, così Mattia può sfogare la vena fotografica e scattare una dozzina (contenendosi per mantenere uno spirito missionario e non cadere nel documentarismo) di diapositive, che chissà quando mai vedrà.

[A questo proposito Elena fa la disfattista, Mattia confida in padre Ramos che in una conversazione tra appassionati fotografi gli ha rivelato che conosce qualcuno che le sviluppa. Il diavoletto sibila che manca il proiettore, ma Mattia continua a confidare, in qualche modo ce la farà!]

Una è dedicata alla signora malata di cancro, che torniamo a visitare, questa volta provvisti di sacchetto-dispensa per lei preparato dall'Hogar Cobija y Pan (coperta e pane) della Ciudad de la Alegrìa, gestito dalla Caritas. Un'altra se la merita la signora che fa diventare realtà le promesse di aiuto del Signore ai suoi discepoli, accogliendoci nel suo “giardino” per offrirci una sedia e da bere, molto ben accetto sotto i raggi cocenti del sole di questa mattina. Le visite di oggi sono dedicate ad una seconda fase, dopo i saluti della settimana scorsa, invitando le famiglie a mandare i bambini al catechismo del sabato pomeriggio, o a conoscere nuove persone. E per il catechismo, un impegno speciale toccherà a noi due, che ci siamo presi l'incarico di preparare per quanto possibile alla comunione Angela, ragazza down di 19 anni che vive con la madre.
Il pomeriggio altra uscita, in regiones per noi nuove, con Francisco, che dovrebbe essere il nostro “tutor” ma fino ad adesso, tra impegni fuori e qui, non a potuto introdurci molto nelle comunità e nel lavoro che c'è da svolgere, e Padre John, in visita per confessioni e messa ad alcune comunità lontane, dove usualmente celebrano i ministri. Prima destinazione è la colonia Jordan, piccolina e sempre a livello “basso”, dove la messa salta per mancanza di fedeli, il che non sorprende visto che il sole del mattino è presto fuggito di fronte all'arrivo di un gran bell'acquazzone e la capilla attuale si riduce a 8m2 irrisoriamente coperti da pezzi di telo. Sotto questa inutile tettoia, o meglio sotto gli ombrelli, il Padre ringrazia vivamente due signore che gli presentano l'atto di proprietà del terreno, grande circa 25x8m, antistante la capilla, dove sorgerà al più presto quella vera. Lo hanno comprato loro, insieme ad altre due, sostenute dalle madri della Ciudad che hanno messo a disposizione vario materiale per venderlo e ottenere il denaro necessario. L'acquisto dei terreni è fondamentale per evitare rischi di futuri espropri e abbattimenti delle costruzioni: a noi sembra ovvio, ma qui la chiesa deve seguire l'espansione incredibilmente rapida e incontrollata del popolamento (ogni anno arrivano 70.000 persone) e spesso sfrutta terreni liberi cercando in seguito di regolarizzarne l'utilizzo, non sempre con successo.
Mentre continua a piovere, ci spostiamo a Linda Vista, bella zona nuova, non certo di lusso ma completamente diversa dalle colonie: si tratta di quartierini costruiti da poco, con case a schiera, piccole ma decenti, anche colorate e dall'architettura vivace. Siamo in anticipo e una signora ci ospita in casa sua per un te o caffè e una chiacchierata sulle nostre precedenti esperienze semi-missionarie in giro per il mondo, Filippine e Kenia. La messa si celebra poi sotto due grandi gazebo in un terreno libero al centro di una delle tre divisioni del quartiere e poi ci riportano a casa.
A cena, cioè alle 22, Padre John arriva accompagnato da un seminarista Omar che si fermerà qui fino a fine anno per poi tornare a Ciudad de Mèxico e che probabilmente vedremo abbastanza dato che gli faranno visitare un po' di comunità.

Tempo

Dopo la prima settimana in cui faceva freschetto, meno di 20°, che per loro è quasi drammatico, il tempo è peggiorato sempre più, così praticamente dal martedì 28, quando Mattia è andato a correre con Josè Juan, non c'è stato un solo giorno senza acqua e in questi giorni la piogge aumentano di intensità e durata. Come ci diceva oggi Alessio, che è qui da più di 20 anni, capitano a volte inverni piovosi, ma quest'anno è proprio strano, perché ha piovuto pochissimo, pure nel periodo più piovosa, da agosto a novembre, e invece si è scatenato tutto adesso, e tanta acqua così in dicembre non l'avevano mai vista.
C'è da dire che non siamo a livelli da Cien Años de Soledad (Cent'anni di Solitudine), non è che piova continuamente, a volte tra un diluvio e l'altro il sole esce e di colpo scalda, quasi brucia, come sperimentò Mattia quel giorno di corsa, quando prima si infradiciò d'acqua, poi si asciugò rapidamente per infradiciarsi di nuovo, di sudore, e prendersi pure un gran bel mal di testa da caldo; e anche Elena, che giovedì mattina a Valle Verde quasi si scottava spalle e collo per due ore di sole tra le piogge del giorno. Inoltre qui in clima tropicale, come era nelle Filippine, bagnarsi non è un problema, come dimostra la gente che continua a camminare senza farsi grossi problemi, perché tanto al momento non prendi freddo e poi ti asciugherai in fretta; anche noi ci stiamo abituando e se non abbiamo ombrelli o mantelle non è un dramma, a parte per borse e eventuali macchine fotografiche.
Chi invece soffre molto questo periodo di acqua eccessiva sono le strade, che a tutti fanno schifo tranne che alla pioggia, che se le sta rapidamente divorando, rendendo gli spostamenti sempre più tormentati e lenti per il traffico provocato dal fatto che tutti i veicoli, anche quelli più grossi devono affrontare le pozzanghere e buche con grande cautela e spesso le corsie si riducono perché una parte della strada diventa impraticabile.

Dall'Italia al Messico, passando per la Francia

Questa è la storia del poliglotta Alessio un simpatico signore, molto gentile, che abbiamo conosciuto alla Ciudad, dove presta servizio di volontariato il martedì e il venerdì, visto che ora è in pensione nonostante sia ancora giovane (ha esattamente l'età delle nostre care mamme). Un giorno vedendoci allontanarci a piedi verso l'uscita ci ha offerto un passaggio, cosa che da allora sfruttiamo alla grande, e durante il tragitto, partendo da un improvviso passaggio dal suo normale spagnolo a uno scambio di battute in italiano, abbiamo scoperto che imparò la nostra lingua in Italia, dove soggiornò non per lavoro o studio, ma perché è proprio italiano! Sì, però dopo esser nato vicino a Como visse lì solo cinque anni, sufficienti per far sedimentare la lingua, che comunque utilizzò in casa anche all'inizio della “fase successiva”: gli 8 anni in Francia, dove fece le elementari, imparando così il francese, che usò poi anche in Messico, visto che quando si trasferirono nuovamente, a Città del Messico frequentò la scuola francese. Tutti questi spostamenti erano dovuti all'attività del padre, stampatore tessile (“ah, la grande tradizione italiana dell'industria tessile!”), mandato a “fare scuola”, ad insegnare a usare la prima stampatrice del Messico. Lui prima lavorò sulle orme del padre, poi tornò al suo campo di studi, meccanica, poi passò alle costruzioni... Intanto trovò moglie, si trasferì a Cancun e, a parte per due settimane di vacanza all'interno di un tour europeo di due mesi come ha fatto qualche estate fa, di tornare in Italia proprio non ne ha voglia. Ora fa qualche lavoretto ogni tanto e appunto dedica due mattine all'Hogar, per stare un po' con i malati e per insegnare francese alle madri, quando queste hanno tempo.

Grazie Alessio per i passaggi e le chiacchierate in italiano!

Ciudad de la Alegrìa (con un po' di tristezza)

Continua il nostro lavoro alla Ciudad, dove però da una settimana ci manca qualcuno: Sharon e Jorge sono stati trasferiti a Guadalajara, dove potranno ricevere cure più adatte, visto che sono malati di Aids. La faccenda ci ha rattristato per due motivi: primo perché non ci hanno avvisato della loro partenza, così non abbiamo nemmeno potuto salutarli, semplicemente lunedì non li abbiamo trovati; secondo perché non ci mettono al corrente della situazione delle persone con cui abbiamo a che fare, senza dirci chi è malato e chi no, e in questo caso perché sono lì, il che sarebbe corretto e utile non solo dal punto di vista umano ma anche di quello precauzionale sanitario. Comunque, siamo poi riusciti a parlarne con Sor Adriana, che ora ci ha ragguagliato un po': Gaby e Dulce sono infette, Braulio e Ada sono lì come fratello della prima e sorella della seconda, Rocio e Monserrat per problemi familiari, come MariSol e Maira, come già sapevamo; questi ultimi due non si sa per quanto staranno all'Hogar, perchè entrarono per un periodo temporaneo in cui la madre soffriva di un'infiammazione ad una gamba, ma da un momento all'altro potrebbero andare via e già ultimamente passano alcuni fine settimana lunghi (fino a mercoledì) con la madre, il che complica non poco il programma delle lezioni con Mattia, visto che la “classe” si dimezza e la metà assente poi deve recuperare. Tra i bambini i risultati fisioterapici sono buoni: Monserrat, che prima se ne stava solo in panciolle a pancia in su, ora ha iniziato a gattonare, si sa mettere seduta da sola e quasi si alza in piedi e anche Jorge, anche se ora se ne è andato, ha cominciato a gattonare.
Per quanto riguarda gli adulti, pazienti di Elena, continua terapia con Carmelo (emiplegia sx), che un po' alla volta sta recuperando e ora sta in piedi, con Angel, che è ancora abbastanza debilitato ma che ha abbandonato la sedia a rotelle, e con Francisco, altro signore con emiplegia sx. Luis (tetraspastico atetosico) non ha più tanta voglia di fare ed è comprensibile visto che la fisioterapia non potrebbe cambiare la situazione perché così dalla nascita. Arturo, che fino adesso si era sempre rifiutato, ha manifestato il desiderio di fare qualcosa, è allettato da un po' ma vedremo che si può fare ora che finalmente è disposto a collaborare.

Javier e famiglia

Javier è uno dei ministri della parrocchia e con lui abbiamo passato parecchio tempo ultimamente perché ci riporta gentilmente a casa in macchina dal ritiro domenicale e soprattutto perché martedì lo abbiamo accompagnato nelle varie comunità per le celebrazioni della Virgen de Guadalupe (vedi post 12 dicembre). É un omino piccolino ma dalle molte qualità, che lunedì, vigilia della festa, si è unito ad un gruppo di antorchistas ciclisti, facendosi 180km da Valladolid a Cancun, per far loro vivere il pellegrinaggio come tale e non come una semplice avventura. È sposato con MariaElena entrambi da piccoli vivevano in una zona Maya, parlando quindi Maya in casa, e impararono lo spagnolo solo a scuola; ancora adesso qualcosa rimane, soprattutto nella parlata della moglie, che, come ci eravamo già accorti, è più difficile da comprendere per l'accento, la pronuncia e l'intonazione: per lei la lingua principale è ancora il Maya; mentre eravamo insieme a loro in macchina, poi li abbiamo sentiti parlare un altra lingua: ci hanno confermato che era Maya, che usano spesso tra loro due.
Siamo anche stati a pranzo (per noi un secondo pranzo, visto che già Marta ci aveva sfamato, ma Mattia ha onorato lo stesso...) a casa loro, per interessarci al figlio 14enne, Max, un ragazzo con una storia particolare: tre anni fa si ammalò per un'infezione del midollo che lo paralizzò completamente; ma poi come per miracolo iniziò a migliorare e ora ha recuperato quasi completamente: solo rimane un deficit a livello del piede che è “cadente”, cioè quando cammina la punta non si alza. Il problema si potrebbe risolvere facilmente con una ortesi. L'altro giorno siamo andati qui in una sanitaria ortopedica che ci ha mostrato alcune cose, che però sono simili, ma non uguali a quello che stavamo cercando e in più sono molto costose! Ora in internet abbiamo trovato informazioni e foto su altri ausili e cercheremo quindi qui e in Italia per trovare la soluzione migliore in modo da farglieli avere.

In giro per comunità


Martedì 12 quindi il programma ci propone di seguire Javier nelle celebrazioni che terrà in alcune comunità. La cosa strana è che nonostante sia una festività importantissima e molto sentita, non è festa nazionale (come per noi in dicembre è l'Immacolata, e neanche questa lo è, qui), per cui bambini e ragazzi vanno a scuola, i negozi sono aperti, la gente va a lavorare. Così alle messe troviamo solo donne, bambini piccoli e bambini che vanno a scuola nell'altro turno, visto che ce n'è uno al mattino e uno al pomeriggio.
La prima tappa è Valle Verde, che di verde ha molto ma di “valle”, con la connotazione classica di luogo piacevole e bello, ha invece ben poco: è senza dubbio la region più disagiata della parrocchia: anche altre sono povere, ma qui le case in cemento sono rare, stanno crescendo solo ora, regna il disordine, la spazzatura è ovunque e in generale si vede che la gente ha ben meno che nelle altre. Comunque, già la descrivemmo, e già ci stiamo abituando. Tornando al motivo della visita, sotto un bel sole cocente che sbuca dopo la pioggia, cogliendoci abbastanza impreparati, partecipiamo alla processione con immagini e canti della Virgen dall'ingresso della colonia alla capilla, e qui, in questo luogo piccolo ma decente, alla celebrazione di Javier, che messa vera e propria non è perché non celebra l'eucarestia ma solo la liturgia della parola e la comunione.

Da Valle Verde si passa alla contigua Avante, ma senza tornare sulla strada principale, il che prevede prendere una strada di collegamento che si rivela decisamente impervia per la piccola Opel Corsa mascherata da Chevy (qui le auto Opel sono Chevrolet) di Javier, che fatica alquanto a superare i laghi che si sono creati negli avvallamenti. Ad ogni modo dopo 20 minuti superiamo quel mezzo chilometro scarso che ci separa da Avante e raggiungiamo la capilla. La processione è gia partita, poco dopo arriva e altra celebrazione, seguita da pranzo offerto con i lauti avanzi della festa della notte precedente e servito in un capanno a fianco alla chiesa. Questa colonia è leggermente meglio di Valle Verde, più cemento e meno miseria evidente, ma sempre presente.
Torniamo a casa, per poi ripartire due ore dopo alla volta di Colonia Mèxico, che sorprende ancor di più grazie all'oscurità: un centinaio di metri dopo aver imboccato la strada di ingresso le luci spariscono e quelle dell'auto illuminano solo la natura che cresce selvaggia ai lati della pista piena di buche. Qui e là, di quando in quando, spunta una casa, il più delle volte neanche troppo misera, ma non c'è nessun agglomerato, niente che si possa chiamare villaggio. Non hanno corrente, non hanno acqua, si arrangiano con generatori e pozzi, ma nel complesso sembrano stare meglio che a Valle Verde, anche se sono ben lontani dal centro, perché gli autobus lì non arrivano, si fermano mezzo chilometro prima dell'entrata, e la colonia si estende parecchio in lungo. La capilla è grande, in legno con tetto in lamiera, che verso la fine comincia a risuonare con la pioggia che ricomincia a bagnare Cancun. Il generatore che fornisce luce viene portato sotto il tetto in tutta fretta e si capisce perché prima stava fuori: il rumore è assordante, per fortuna la celebrazione è quasi finita! Anche qui si conclude con cenetta tutti insieme, in piedi sotto la lamiera che ci ripara: è proprio bello celebrare in queste comunità piccole, sentendosi come in famiglia, con semplicità e unione.

12 de diciembre, completo!

In Italia e' semplicemente un giorno con una bella data doppia e in piu' il compleanno delle cugine Giulia e Erica: TANTI AUGURI!!!
Qui invece si celebra la VIRGEN DE GUADALUPE... ecco ora qualche info


1531. Tenochtitlan (Città del Messico) è stata conquistata dai Conquistadores, la pace in qualche modo si è instaurata in tutta la regione e i popoli indigeni (aztechi e altri) cominciano ad abbracciare il cristianesimo, ma è comunque un momento difficile e l'integrazione razziale e religiosa è ancora lontana.
In dicembre, però, Juan Diego, indigeno convertito e praticante, mentre cammina verso la capitale per assistere alla messa e partecipare ad altre attività cristiane, passando all'alba sotto un monticello, il cerro de Tepeyac, vede una grande luce e sente un canto celestiale: è l'apparizione della Virgen de Guadalupe, di fronte alla quale si inchina devotamente. È una Vergine speciale, non bianca e bionda con gli occhi azzurri:è la “morenita”, con lineamenti messicani, capelli e occhi scuri, e venuta a unire le due razze e ad avvicinare gli indios alla cristianità. La storia è ben articolata: la Virgen chiede a Juan Diego di andare dal vescovo, un francescano, a dirgli che lei vuole le venga costruita una cappella in quel luogo; Juan Diego va, ma ovviamente non viene creduto, così torna da lei sconsolato e chiede di essere esentato perché povero, indio e ignorante, ma la Virgen vuole che sia proprio lui il messaggero, così ci riprova, ma di nuovo invano, anche se adesso il vescovo gli chiede un segno per confermare quanto racconta. Invia anche due servi a pedinarlo, ma Juan Diego sparisce misteriosamente e lo perdono. Subentra però un problema: lo zio di Juan Diego è in punto di morte e chiede al nipote di andare a cercargli un sacerdote, così Juan Diego si incammina tentando di evitare il luogo dell'apparizione per non venire bloccato! Ovviamente la Virgen lo becca lo stesso e lo rassicura: “No estoy yo aqui que soy tu madre?” (non sono qui io che sono tua madre?), che andrà lei a guarire lo zio Bernardino, ed effettivamente in quello stesso istante appare anche a lui e lo sana. Così può dare il segno richiesto a Juan Diego: lo rimanda in cima al colle, dove nonostante fosse un luogo pietroso e fosse pieno inverno, avrebbe trovato fiori freschi e bellissimi. Così fu, Juan Diego se ne riempie la tilma, (specie di mantello) e glieli riporta, lei li benedice e lo spedisce dal vescovo incredulo. Quando Juan Diego apre la tilma di fronte al prelato, ecco il miracolo: sulla stoffa appare impressa per sempre l'immagine della Virgen de Guadalupe (con tanto di ginocchio leggermente piegato, ad indicare un passo di danza, per essere ancor più “india”, visto che gli indigeni ballavano all'entrare in chiesa)! Il resto è facile: il vescovo crede, lo zio testimonia di essere stato anche lui miracolato, si costruisce la chiesa e Juan Diego ci si dedica per la vita.
Da allora, la Virgen è la santa protettrice dei Messicani, suo popolo eletto, e continua ad elargire miracoli a quanti la invocano. A lei è dedicata un'enorme basilica a Ciudad de Mèxico, uno dei tre soli santuari mariani approvati dal Vaticano (con Fatima e Lourdes, giusto?). L'immagine miracolosa è esposta e studi scientifici hanno provato che non è dipinta...
La sua festa del 12 dicembre è celebrata con novene di preghiera nei giorni precedenti, con messa della vigilia e successivi festeggiamenti e la sua immagine in quadri, statue e magliette invade il Messico. Inoltre, è tradizione fare pellegrinaggi a piedi o in bici da una città all'altra in cui ci siano chiese a lei dedicate, e così per le strade si incrociano spesso gruppi di antorchistas (portatori di fiaccole) che percorrono lunghi tragitti di centinaia di km dandosi il cambio, seguiti da un camioncino.

Ed ecco in omaggio la canzone “La Guadalupana”:


Desde el cielo una hermosa mañana (x2)
(dal cielo una bella mattina)
La Guadalupana (x3)
Bajò (discese) al Tepeyac

Su llegada (arrivo) llenò (riempì) de alegrìa
De luz y armonìa
todo el Anahuac
(è la regione)

Sobre el pecho (petto) juntaba (univa) sus manos
y eran mexicanos

su porte y su faz (il suo portameno e i suoi lineamenti)

Junto (vicino) al monte pasaba Juan Diego
y acercose luego
(si avvicinò subito)
al oir cantar (sentendo cantare)

Juan Dieguito la Virgen le dijo (gli disse)
este cerro elijo (scelgo questo colle)
para hacer (per fare) mi altar

Y en su tilma entre (tra) rosas pintadas (dipinte)
su imagen amada
se dignò dejar
(si degno lasciare)

Desde entonces (da allora) para el mexicano
ser
(essere) guadalupano
es algo esencial (è qualcosa di essenziale)

Domenica 10: ritiro n°2

Oggi secondo ritiro di formazione per un altro settore della parrocchia, pero' purtroppo piove, e non poco. Noi dobbiamo portare amplificatore, pc, ma per fortuna la fermata e' vicina, ci laviamo un po' ma si sopporta e poi l'autobus arriva abbastanza presto.
Quando arriviamo qui, pero' i problemi si fanno seri: sono sparite le chiavi! Aspettiamo, aspettiamo (ma siamo in Avvento, no!?!) e alla fine arriva addirittura l'ingegnere che dirige la struttura, apre l'ufficio della coordinazione e ci da le chiavi. In ritardo, ma si comincia. Purtroppo la pioggia battente scoraggia molto e cosi' la partecipazione e' decisamente inferiore a domenica scorsa: ci sono solo 17 persone, ma il ritiro si va, viene bene, e pure il nostro intervento, che pare sia piaciuto sia ai partecipanti che ai nostri colleghi organizzatori e relatori, che sono soprattutto ministri straordinari dell'Eucarestia che celebrano le varie messe in giro perche' i posti sono troppi per i soli sacerdoti. Abbiamo aperto la giornata con un discorso sulla creazione, parlava quasi sempre Mattia, ma anche Elena ha collaborato, con lettura di brani ma anche con qualche discorsetto, in spagnolo!
La nota negativa alla fine e' la mancata rappresentazione della pastorela: i ragazzi nostri colleghi attori tirano il bidone, con la giustificazione che essendo molti minorenni i genitori non li hanno lasciati uscire per la pioggia... pazienza!
E domenica, il prossimo, 'sta volta con la pastorela!

13 dicembre

AUGURI A LUCIA GABLES, ALLA ZIA CIA, A LUCIA DI ANDREA (e a tutte le altre Lucia): BUON ONOMASTICO!!!

12 de diciembre

In Italia e' semplicemente un giorno con una bella data doppia e in piu' il compleanno delle cugine Giulia e Erica: TANTI AUGURI!!!
Qui invece si celebra la VIRGEN DE GUADALUPE...
work in progress

Per far venire fame... e voglia di venire qui

Oltre a qualsiasi tipo di tacos, tortillas sottili arrotolate con dentro carne, verdurine e salse di ogni genere, più o meno piccanti, qui mangiamo molta frutta e questi sono i frutti che finora abbiamo provato, mangiandoli o bevendoli in spremute o in “agua de sabor”, una specie di frullato con l'acqua al posto del latte, da zuccherare a piacere, un'ottima idea come bevanda alla frutta.
manzana (mela)
pera
platano (banana)
platano manzanito (quelle piccoline, vengono da un albero del giardinetto della parrocchia, le hanno staccate verdi e dure e ne abbiamo seguito la maturazione in cucina per una settimana)
pina (ananas) – anche “agua”
guayaba – in “agua”, squisita
kiwi
naranja – arancia
naranja agria – amara, usata per salsine (anche queste dal giardino)
mandarinas
uva verde
uva verde sin semillas – senza semi!
uva roja
toronja blanca
– è una specie di arancia, questa bianca l'abbiamo sempre trovata già tagliata in lunghe fettine, quasi essicate, una roba strana... e ovviamente si può mangiare, un po' come tutto, pina e mandarinas compresi, con chile e limone!
toronja rosa – asprissima, soprattutto i filamenti che stanno tra la polpa e la buccia, che la rendono immangiabile finché non scopri il loro metodo di mangiare l'arancia, cioè di tagliarla a metà e ciucciare la polpa, spicchietto per spicchietto
tamarindo (è un frutto?) - in “agua”
sandìa – anguria, anche in “agua”
sandìa amarilla – in “agua”, per Mattia molto buona
melòn
melòn verde (chiamato anche gota de miel) – melone verde/goccia di miele, delizioso
tuna – fico d'india
papaya – anche in “agua”, buona ma a Marta, la perpetua-nostra cuoca era venuta troppo densa
Una delizia da pranzo, invece, preparataci qualche giorno fa da Marta erano i panuchos: tortillas sottili ma con dentro crema di frijoles, fritte, e poi ricoperte di lechuga (insalata), pollo, l'immancabile cebolla e in teoria anche tomates (pomodori), che a noi mancarono, ma comunque il tutto era fantastico, muy rico (buono), come si dice qui.
Altri specialità che abbiamo provato sono:
pollo con mole, una salsa di qualche genere, buona,
le marquesitas, una cialda dolce molto sottile, grande come più di una crepe, arrotolata e con dentro ciò che si preferisce, dal caramello al formaggio, e quest'ultima scelta ci è parsa la migliore. Il formaggio qui è considerato un alimento anche da dolci, con risultati non sempre apprezzabili...
arroz con leche (riso con latte), disgustoso
cochinitas: un qualche genere di piatto con carne di maiale, troppo pesante per essere digerito
chilaquiles: che non ci ricordiamo più cosa sia però era buono
enchiladas: altra variante, come le già descritte flautas, dei tacos, cioè tortillas con dentro varie possibilità
pozole: maiz (mais!) bianco, cucinato con carne di pollo e sugo
conchas e vari pan dulces: buone briochine
Attualmente questo è il programma pasti su cui ci siamo assestati
colazione abbondante a base di Kellogg's (Mattia è salvo!), che qui spopolano in ogni supermercato, con confezioni giganti e molto economiche (Corn Flakes: 713g per meno di 3€; Chocos: 750g a 3.5€), e latte... però purtroppo il Messico, o meglio la regione di Quintana Roo sembra essere gemellato con il Belgio: non esiste il latte fresco, leggende dicono di averne visto un po' in qualche supermercato grande, ma non lo abbiamo ancora trovato, così Mattia è ben meno salvo perché si è dovuto abituare a bere acqua bianca chiamata latte a lunga conservazione e pure parzialmente scremato! In più frutta e/o pane e marmellata (cara, ma solo rispetto al resto) o meglio se abbiamo tempo e voglia di farli (ma tanto c'è la farina speciale già pronta!), udite udite... hot cake (pan cake) con marmellata o miele (ci sarebbe anche il più classico sciroppo d'acero, ma è finto: è sciroppo di glucosio con aromi!). Qui Marta a volte ci propone colazioni salate, secondo il gusto locale, ma di mangiare tacos o altra carne ben condita anche la mattina non se ne parla (tu Geki forse gradiresti!), se no bisognerebbe iniziare la giornata con la siesta...
Più tardi, verso le 14.30, pranzo preparato da Marta, solitamente ottimo e abbondante, anche troppo perché se seguissimo i suoi ordini di finire sempre tutto ormai saremmo come il Messicano medio (bello gordito).
Infine cena leggera e tarda, dalle 21.30 in avanti, con frutta varia.
Ah, curiosità: come probabilmente nella terra padrona di cui Cancun, o forse il Messico intero, pare una colonia (USA per chi non l'avesse ancora colto), qui su qualsiasi prodotto campeggia la dicitura: ADICIONADO CON VITAMINAS (&co.), dalle galletas (biscotti e cracker) al pane, dai succhi di frutta al latte, fino ad arrivare persino alla nostra cara vecchia pasta (ovviamente c'è la Barilla, ma anche marche locali).
Dopo aver preparato la pizza a Adriana senior e junior, perché a casa loro c'era il forno, qui invece ci diamo alla pasta, perché abbiamo solo i fornelli, e dopo degli spaghetti “pomodoro fresco e simil-mozzarella e xilantro, alternativa al prezzemolo” oggi dovrebbe toccare alla mitica carbonara!
Per ora questo è tutto ciò che ci viene in... bocca, aggiornamenti in seguito, man mano che mangiamo.

Si scende, sempre più in basso...

Per il giovedì mattina, sor Adriana, la superiora delle madri del P.A I.P.I.D. (Proyecto Ayuda Integral Persona Inmuno Deprimida) ci aveva proposto di accompagnare due madri nella loro opera di evangelizzazione nella comunità lì attorno. Ovviamente accettammo, desiderosi di renderci disponibili per ciò che serve e anche curiosi di conoscere nuove realtà. Così giovedì 7 prendemmo il camiòn (occhio all'accento, qui significa autobus) insieme a Guillermina e Yessica (sì, si scrive così) e ci dirigemmo a Valle Verde, una delle regiones più esterne della parrocchia di Fatima, oltre lontana della Ciudad de la Alegrìa. Sapevamo che era una zona povera, ma tra immaginare e vedere ci sono tanti gradi di povertà... Questa colonia, e entrando ci chiedemmo il motivo di questo appellativo, ma lo avremmo scoperto presto, ha un solo ingresso, lungo lo stradone per Mèrida, che da sulla strada principale, sulla quale ci incamminammo seguendo le due suore, che, ormai abituate, neanche sembravano guardarsi attorno. Noi sì, invece, e la differenza con la periferia di Cancun, che a confronto con il centro ci era sembrata povera, risalta, evidente, al primo sguardo: il cemento è quasi scomparso, le case sono costruite per lo più in legno e le finestre non conoscono vetro; i marciapiedi sono un ricordo che proseguendo svanisce in fretta, sostituiti da qualcosa che a Cancun ormai è quasi sparita, la terra, l'erba; i negozietti sono tutt'uno con le case, le insegne dipinte sulle pareti bianche lasciano il campo a pennellate incerte su assi e pali di legno.
La strada all'inizio era asfaltata, anche se piena di buche, ma in asfalto, però mentre avanzavamo anche quest'ultimo residuo di urbanizzazione cedette il passo alla terra battuta, che più avanti ancora non era nemmeno battuta e spesso si tramutava in fango. Sì, perché più la strada avanza più la povertà la segue, avanzando anch'essa.
Ci immettemmo in una laterale, tra edifici sempre più cadenti, sempre meno “case”, altra curva, poi indietro, le suorine non si raccapezzavano bene, ed era comprensibile, perché le strade ormai si distinguevano a fatica dallo spazio tra le case. Ci fermammo davanti ad una di queste, per entrare a visitare una signora malata, seduta con sofferenza sull'amaca della stanza da giorno, tra una carcassa di lavatrice e gli scaffali con gli oggetti da cucina; su altro lato il mobile con lavandino e fuoco, dietro la donna una porta dà sulla stanza da letto, con altre amache. È malata di cancro allo stomaco, due giorni prima, per la debolezza, era caduta e quasi non riusciva più a rialzarsi. Al momento era solo, ma i suoi figli sarebbero presto rientrati, per fare i lavori di casa e cucinare quel poco di cibo che hanno. Le madri e noi due non potemmo fare molto di più che ascoltarla, parlarle e salutarle, ma dopo essere usciti ci spiegarono che l'avevano conosciuta grazie alla segnalazione del loro “contatto” nell'area, una signora che bada alla capilla, e che ora sembra che la Caritas si muoverà per sostenerla con alimenti e medicine. Dopo questo inizio forte e drammatico riprendemmo a camminare, sempre più avanti, lungo la principale, per arrivare verso il nulla. O meglio, prima incontrammo un oggetto alieno, un grande edificio in cemento, in costruzione, dipinto di giallo, con il tetto rosso. “E quello cos'è?” “è la nuova scuola”. Ottimo, già ci sono delle “scuole”, qui, ma questa sarà davvero bella, un vero segno di speranza!
Ma dopo appunto, arrivò il bello: la zona dove ci stavamo dirigendo per incontrare la gente era alla fine della colonia, al limitare della selva. E qui appunto comprendemmo il significato di "
"colonia": in queste aree extraurbane si concentrano le varie ondate di arrivi dall'entroterra, la gente che si trasferisce verso il grande centro dove dovrebbe esserci lavoro, denaro, ma dove per loro, adesso, c'è solo povertà. Sono quindi proprio "colonie", che si ingrandiscono in fasi successive, chiamate non a caso “invasioni”, perché le famiglie si appropriano di terreni abbandonati, ma non liberi da proprietari, che presto o tardi arrivano e constatando l'occupazione, non scacciano ma chiedono l'affitto. Lì, a Valle Verde, gli ultimi arrivi risalgono a qualche mese fa e per questo ancora la situazione è tremenda: le case, lì in fondo, non sono più nemmeno tutte in legno, perché sono costituite solo da qualche palo e pareti di cartone, lamiera, o alla peggio teloni di plastica. Il terreno è ancora selvaggio, pieno di pietre, erba incolta... e spazzatura: ovunque, in mucchi più o meno grandi, in singoli oggetti, questa è la dominatrice di Valle Verde e soprattutto di questa zona nuova. Qui non ci sono strade, ma nemmeno sentieri, per cui ci muovemmo a fatica, da una casa all'altra. Visitammo varie famiglie, presentandoci, salutandole e dando notizie sulla presenza di una capilla lì a Valle Verde e sulla possibilità di ricevere i sacramenti e di inserirsi insomma nella vita religiosa della comunità. A volte sembrava strano, quasi ridicolo, sembrava di non star facendo nulla, di non poter fare nulla per loro, ma in fondo la gente era contenta, di ricevere una visita, di sapere che c'erano queste possibilità per i propri figli e ci si rende condo che dove non si puo' aiutare materialmente si puo' aiutare in altro modo, per soddisfare esigenze diverse, che sembrano secondarie ma non lo sono, anzi, a volte quelle spirituali vengono prima!
Certo di povertà ne avevamo già vista, ma ogni volta che si ridiscende cosi' in basso si rimane toccati nel profondo del cuore. Inoltre qui era davvero grave, soprattutto perché appunto era nuova, forse tra un po' di tempo andrà meglio, come ci disse un signore assai simpatico, Crispino: "adesso c'e' un po' di confusione, ma e' ´perche' abbiamo appena cominciato, poi sara' meglio". Che ottimismo, che umilta' e che speranza!!! C'e' da imparare, moltissimo!
È stata un'esperienza forte, ma buona, perché finalmente siamo venuti a contatto con una vera realtà di missione, perché abbiamo visto quanto lavoro c'è da fare in queste comunità.
A presto dovremmo appunto cominciare a lavorare con alcuni ministri in luoghi come questi...


Per le foto non crediamo servano didascalie...

Sabato 9

Gita! Adriana e Pepe, che ci ospitarono per i primi 10 giorni, ci avevano invitato a partecipare all'inaugurazione di un centro dell'E.C.Y.D.: la sigla significa Educaciòn, Cultura Y Deporte (sport), ma “alla fin fine” (sempre per citare qualcuno che sta a Castellanza) è l'equivalente dei nostri gruppi giovanili parrocchiali, magari un po' più caratterizzato, come certi gruppi di AC o altri, essendo la sezione giovanile del Regnum Cristi, il movimento laico dei Legionari di Cristo, che come molti movimenti può sembrare esagerato quanto a sentimento di identità e appartenenza, però risulta utile perché stimola partecipazione e impegno e perché ha buoni obiettivi e metodi, anche se, come tutta la religiosità di qui, abbastanza vecchio stile, ma di questo scriveremo un'altra volta...
Tornando alla gita, la caratteristica importante, speciale ed unica di questo centro, dedicato al caro pontefice Juan Pablo II, è l'ubicazione: si trova dalle parti di Chetumal, grande città della zona sud dello stato di Quintana Roo, precisamente a Blancaflor, pueblo (villaggio) sperduto in mezzo alla selva, raggiungibile grazie ad una stradina stretta ma ben messa, fiancheggiata dalla vegetazione, che si stacca dalla strada principale poco prima di Chetumal e prosegue per circa 40 km. É terra Maya, come noteremo dai tratti somatici, dai vestiti di alcune donne, bianchi con bordi ricamati a grandi fiori dai colori vivaci, e da qualche canto in lingua. È appunto il primo centro ECYD rurale: è stato costruito grazie al finanziamento del fondo degli Evangelizzatori a tempo pieno, però con il lavoro della gente locale. Si tratta di un terreno recintato, con vialetti di sabbia e ghiaia, che comprende cinque belle casette con pareti in muratura e legno e tetto in legno e fogliame, un campo da calcio già segnato ma ancora da livellare e seminare, un'area all'aperto con tavoli per feste e celebrazioni e infine una struttura con giochi per bambini, con scivolo, corde e una parete con prese per arrampicata. Da quanto scopriremo poi nei vari discorsi, il progetto prevede anche una cucina e una sala da pranzo e più avanti perfino un centro medico, che però sarà preceduto, già tra poco, dall'istituzione di un giorno mensile di visite e dalla distribuzione di farmaci.
Dopo un lungo viaggio, iniziato alle 6 di mattina dal centro città (il che vuol dire per noi alzarci alle 4.30 e uscire alle 5 per aspettare un autobus, che non ha orari...), alle 11 arriviamo, con grande soddisfazione di Martìn, autista corpulento (bell'eufemismo!) che ormai disperava che la strada portasse da qualche parte. Lì troviamo la gente del villaggio ad aspettarci lungo la strada, o meglio ad aspettare chi sarebbe arrivato un po' dopo di noi: Adriana e Pepe, grandi ideatori e sostenitori del progetto in quando coordinatori degli evangelizzatori, e soprattutto l'obispo (vescovo) della prelatura di Cancun-Chetumal (enorme e assai popolata), il nostro amico Pedro Pablo. Le ragazzine e qualche ragazzino lo accolgono con canti e urli modello bans da GREST o ACR e con, sorpresa, una bellissima statua bianca (rarità) della Virgen de Guadalupe, amatissima e adoratissima patrona del Messico sulla quale un post non mancherà. Pedro Pablo risponde all'accoglienza con gioia e passione, lanciando altri bans, benedicendo poi la statua e infine guidando la processione che, sulle note dell'immancabile canto “La Guadalupana”, la porta al centro del centro, dove viene collocata tra le foto di rito. Il vescovo è proprio forte, dinamico e vicino alla gente: pensare che con il suo predecessore Blancaflor ha dovuto aspettare 16 anni per una visita, mentre questa è già la sua terza, in soli due anni di carica. La sua vena simpatica e vivace si nota anche nella messa che segue (con inclusa cerimonia di incorporazione all'ECYD e pure 3 cresime) e nei saluti che precedono il pranzo, gentilmente preparato e offerto a tutti dall'organizzazione locale, e che Mattia pare apprezzare, visto che divora 9 tacos e se ne prepara altri 3 con escabeche, una specie di sfilacci di pollo bagnati nel brodo.
Durante il pranzo, sketch teatrali: un monologo, recitato da un ragazzo con ottima memoria, sul niño Gesù disperato perché a Natale tutti festeggiano senza nemmeno invitare lui, il festeggiato, e si fanno milioni di regali, a tutti tranne che a lui; e uno intitolato “Segunda posibilidad”, con un figliol prodigo che dilapida la fortuna del padre in alcol e baldorie e terminati i soldi si impicca, sul serio, ma, sorpresa!, il padre aveva previsto che sarebbe andata a finire così e aveva quindi sistemato a dovere la “trave da corda” affinché si rompesse facendo cadere sull'aspirante suicida una lettera e del denaro per ricominciare diversamente. Niente male come effetto scenico finale! Seguono due testimonianze davvero profonde e toccanti, in particolare quella di un ragazzo prima “terribile” e ora felice di aver incontrato il Signore, che lo ha rimesso sulla strada giusta.
Alle 16 si riparte per il viaggio di ritorno, ancor più lungo a causa della pioggia e dell'oscurità, così arriviamo a Cancun alle 22. Nonostante il bilancio orario sia quindi decisamente negativo, quello dell'esperienza è invece ottimo, perché in generale ci siamo divertiti, ma ancor di più per ciò che abbiamo conosciuto: un centro proprio bello, della gente semplice ma buona, un villaggio, da quel poco che si poteva intravedere, povero ma decoroso e una grande opera di Juan, evangelizzatore e formatore di questa comunità.

Un popolino di bassetti con una linguetta piccolina (senza alcuna offesa: si scherza!)

Come ben si sa, i messicani non sono famosi per essere alti: in effetti Elena è mediamente alta e Mattia potrebbe spopolare nella pallacanestro. La cosa divertente è che pare che abbiano deciso di trasferire questa caratteristica alla lingua, aggiungendo diminutivi a tutto spiano, a qualsiasi parola: perfino avverbi, come ahora (adesso) che diventa ahorita, o parole “brevi” come momento, che fa momentito; e addirittura i diminutivi possono rimpicciolirsi, come chiquito (da chico, bambino, ragazzo, ma anche aggettivo per “piccolo”) che si fa minuscola in chiquitito, o poquito, (da poco), che si perde in poquitito!

Domenica 3


Il ritiro di formazione per le comunità è andato bene, buona la partecipazione e soddisfatti sia gli organizzatori, José Juan in primis, che i partecipanti, gente molto semplice, felice di aver avuto la possibilità di approfondire la propria fede. Molto valido il discorso sulla creazione presentato dal nostro amico Josè Juan, coinvolgente, diretto e profondo. Noi 2 abbiamo lavorato sodo, non tanto come relatori, (quello ci toccherà le prossime volte, perché lui torna a casa per un mese!), ma come tecnici, nella preparazione della sala, nella registrazione dei partecipanti, con Elena che impazziva per capire e scrivere i nomi, e alla fine per riordinare tutto e fare le pulizie; ma soprattutto abbiamo partecipato alla prima della pastorela, la piccola opera teatrale natalizia: grande divertimento tra il pubblico e ottime recensioni da parte degli organizzatori. Anche noi e i 7 ragazzi nostri colleghi di “compagnia”, siamo stati soddisfatti di come sia venuta, cioè meglio che in tutte le prove precedenti. Un bel risultato, visto che l'abbiamo preparata, scenografie e costumi compresi, in 4 giorni. Speriamo che venga sempre meglio le prossime domeniche.

Foto in alto: inizio del ritiro (poi la sala si riempira'); sullo sfondo le scenografie della pastorela

Foto in basso: Jose' Juan e Mattia durante una pausa


Alla Ciudad de la Alegrìa.

ELENA. Il mio lavoro alla Ciudad procede bene. Tre mattine mi dedico ai malati di Aids in una delle strutture facendo fisioterapia con tre adulti e due bimbi di 7 e 8 mesi e il tempo che avanza lo passo con gli altri bambini giocando e da questa settimana, se riesco, facendogli fare un po' di “sport” e raccontandogli qualcosa su Dio e Gesù. Oggi ho iniziato anche a lavorare nel Hogar de los Ancianos, per non sentire la mancanza dei nonnetti che ho lasciato lì in Italia, anche qui li chiamano così: abuelitos! Questa mattina ho lavorato con cinque di loro, tutti con un gran desiderio di muoversi e di raccontarsi: con alcuni di loro ho più chiacchierato che fatto fisioterapia, ma diamo tempo al tempo. Per fare riabilitazione non ho a disposizione quasi nulla, ma tanta inventiva e adattamento possono creare una buona palestra ovunque, così oggi per fare ginnastica ho sfruttato un corridoio e per far alzare los abuelitos un corrimano.
Il mio spagnolo un po' alla volta migliora: ora riesco a comprendere quasi tutto e anche se a parlare faccio ancora un po' di fatica, riesco però a farmi capire.



MATTIA. Anche il mio lavoro è partito, un po' confuso, ma è partito. Un'area dell'Hogar Cafarnaum, (quello dell'Aids) è dedicata ai bambini, che però non sono tutti malati: alcuni sono lì per problemi familiari, di povertà, di abusi... e Maira e Maria Soledad ad esempio, vivevano praticamente in strada. Secondo i progetti, nella Ciudad sorgerà in futuro anche un apposito Hogar de los Niños, ma per ora li tengono qui. Attualmente ce ne sono 10: 3 piccoli, Jorge e Monserrat (i due di Elena) e Dulce, di circa un anno e mezzo; 5 medi, un maschio Braulio, e quattro femmine, Gaby, Rocio, Marisol e Sharon, che dovrebbe andare a scuola, ma non si capisce bene quanto spesso lo faccia e se stia a casa per motivi di salute o di organizzazione (altro mistero da scoprire); infine 2 più grandi, Ada e Maira. Queste ultime sono appunto quelle con cui da una settimana ho cominciato a fare lezione: l'anno scorso avevano frequentato il 3° anno della primaria, ma non si sono iscritte al 4°, per vari problemi, così ora dobbiamo farle progredire bene perché l'anno prossimo le accettino da qualche parte senza rifiutarle perché sanno troppo poco per la loro età, o magari perfino perché permettano loro di partecipare alle lezioni già tra qualche mese solo come “uditrici”, senza fare poi gli esami. Sono molto indietro, parlano bene, leggono e comprendono abbastanza decentemente, ma scrivere e far di conto è per loro un vero dramma. Di lavoro da fare ce n'è assai, anche perché la variante meridionale dello spagnolo, quella che parlano in America Latina, pronuncia molte lettere uguali e quindi, per chi non l'ha imparato da subito, l'ortografia è un vero inferno!
Anche a livello religioso sono in ritardo, per cui una mattina la dedicheremo ad un programma intensivo di catechismo per permettere loro di ricevere al più presto la prima comunione.
Come dicevo, all'inizio la confusione dominava: i primi giorni tentavamo di studiare sui tavolini bassi da asilo, in mezzo ai bimbi che giocavano; ora stiamo nella saletta da pranzo, però non riusciamo a cominciare in orario perché lì i piccoli fanno colazione e quando arrivo devo ancora finire, poi lasciano un porcile e allora mi metto a lavare i piatti, spazzare e lavare; intanto le due si sono messe, o sono state messe, chissà, a fare vari lavori di pulizia, per cui non sono mai pronte a iniziare... Però sembra che Madre Adriana, il boss, abbia capito la necessità di un lavoro più serio, anche per abituarle ad una vita più regolata, per cui confido che nei prossimi giorni le cose miglioreranno.
Per concludere, prima di tornarcene a casa, qualche giretto volante ai bambini e un po' di cavalluccio...
Ah, confermo: la mogliettina con lo spagnolo fa progressi e secondo me da adesso in avanti migliorerà molto velocemente!


Foto: ingresso dell'Hogar Cafarnaum







Mattia e il chile

Un giorno della settimana scorsa, a pranzo Marta, la perpetua della chiesa che cucina anche per noi (grazie!), ci ha proposto di mettere nei tacos un po' di chile (non salsa, puro peperoncino verde)... non specificandoci quanto, e avendo visto quanto ne metteva lei, Mattia ne ha tagliato un po' e se ne è messo qualche pezzettino: mentre stava mangiando ha iniziato a piangere come un bambino e a colare acqua persino dalle narici... che scena!!! Elena è passata quasi indenne avendone messo poco, anche se le sue labbra comunque sembravano incendiate.

Attualità politica

Non seguiamo molto le notizie locali, essendo senza radio o tv (per fortuna) e non avendo ancora preso la buona abitudine di comprare un giornale ogni tanto, però qualcosa captiamo dai commenti, sentiamo un po' di radio in taxi e bus e chiediamo qualche opinione ai nostri “colleghi”. Il grande argomento del periodo è lo scontro, ormai risolto, tra i due rivali candidati alla presidenza: per chi non lo sapesse, ancora quest'estate il popolo messicano ha votato, scegliendo, per pochissimi voti (come da noi), il “successore” di Vicente Fox, Felipe Calderon, del centro destra, anziché Lopez Obrador, uomo della sinistra, vicino agli uomini della nuova linea latinoamericana, come il venezuelano Chavez, che infatti si è indebitamente immischiato nella contesa. Obrador però non ha accettato la sconfitta, e ha richiesto, ancora a fine agosto, un ri-conteggio dei voti, denunciando con forza (con picchetti e manifestazioni di piazza) i sospetti di brogli. C'è stato effettivamente un conteggio di controllo, parziale, che però gli ha dato torto. La sua protesta è però proseguita per tutti i mesi seguenti, giungendo al punto di autoproclamarsi, di fronte ai mass-media e su cartelloni sparsi per le città, “presidente de México”, e di organizzare un proprio governo parallelo! Alfine, venerdì scorso, 1 dicembre, era in programma l'insediamento ufficiale, la presa di potere del presidente e si temevano sommovimenti causati dai sostenitori di Obrador, che effettivamente provarono a bloccare l'ingresso dell'avversario al palazzo presidenziale, ma tutto si è risolto senza gravi scontri, anche perché Calderon pare sia entrato da un entrata secondaria e in quattro e quattr'otto abbia concluso davanti alle telecamere la cerimonia, lasciando i manifestanti a chiedersi cosa fosse successo. Ribadendo che non siamo molto informati, possiamo però proporre qualche commento personale: da quanto avevamo seguito durante la campagna elettorale, Obrador non sembrava male, dalla nostra prospettiva “di sinistra”, con idee nuove e a favore della popolazione più povera, ma ora pare essersi rivelato per quello che realmente è, cioè un cacciatore di potere, interessato solo a se stesso e non realmente al popolo, come dimostrano gli assurdi tentativi di ottenere comunque qualcosa, in particolare quello di tirare fuori, non si sa bene da dove, un salario cospicuo, presidenziale, per se e pure per il “suo governo alternativo”; inoltre, se avesse avuto la pazienza di aspettare le prossime elezioni, dopo una sconfitta così di misura, avrebbe avuto grandi chance di farsi eleggere, ma dopo la protesta con toni da farsa montata quest'anno si è completamente bruciato. Il problema di tutta questa faccenda è il grosso danno di immagine politica rimediato dal Messico sia a livello locale che internazionale. Per quanto riguarda il presidente nuovo, vero, bisogna aspettare, si vedrà.

Riflessioni...

...sull'autobus...
Vi ricordate quel discorso sui biglietti? Beh, c'è da aggiungere che, udite udite... esistono i controllori! E, secondo quella materia tanto poco affidabile quanto ben considerata che è la statistica, spuntano con frequenza decisamente maggiore che a Padova: su circa 20 corse ne abbiamo già trovati 2!!! A noi è andata bene, nel senso che in quei casi ci era stato consegnato il biglietto, ma d'ora in poi staremo ben attenti a richiederlo; comunque in caso ti trovino senza, semplicemente lo ripaghi: probabilmente questo vuol dire che l'autista la passa liscia, ma non siamo del tutto sicuri, magari viene richiamato, visto che dovrebbe assicurarsi lui che tutti paghino.
e dall'autobus...

Le strade. L'asfalto, come di regola nei paesi meno sviluppati (e in certe città del nordest italiano, tra Vicenza e Venezia...), fa schifo: è tutto una buca e quando piove le buche diventano piscine di varie grandezze, rendendo le “gite” in autobus alquanto mosse, una specie di giostra, con tanto di effetti sonori gentilmente offerti dai freni che stridono a tutte le fermate (tante ma tante, come direbbe qualcuno a Castellanza) e dal motore “rombante”, soprattutto in partenza. Ma ovviamente, per ripeterci, non abbiamo ancora visto niente: siamo pur sempre in città, non più in centro, ma sempre città: chissà com'è fuori! Ma dopo le voragini delle strade Filippine, la polvere di quelle keniote, e tanti racconti di situazioni ben peggiori di questa, sappiamo cosa può aspettarci...
Ma è colpa della terra o della gente? Riguardo al problema appunto dell'allagamento (per ora niente di grave) delle strade e di qualsiasi pavimentazione in città, qui portano giustificazioni geografiche, “siamo a livello del mare (!?!)”, e geologiche, “lo Yucatan è come una grande pietra, il terreno non assorbe”, per dire che l'acqua non scende, ma considerando che invece dove c'è terra non paiono esserci acquitrini, almeno finché piove spesso ma non troppo come in questi giorni, sembra piuttosto che, oltre alle effettive difficoltà naturali, le cause siano la diffusa piaga del malgoverno (corruzione, disinteresse, scarso controllo...) e un certo grado di incapacità, che combinandosi portano a strati d'asfalto troppo sottili e sistemi di drenaggio assolutamente inadeguati.
Il traffico. Per adesso non abbiamo ancora guidato, ed è meglio: non sarebbe facile, perché manca la segnaletica orizzontale e questo non sarebbe gravissimo, peccato però che i semafori non siano posti in corrispondenza dello stop, ma oltre, al di là dell'incrocio: così li si vede meglio, è vero, però a noi non abituati non verrebbe immediato fermarsi! Per muoversi si seguono alcuni stradoni principali e poi ci si insinua tra varie parallele e perpendicolari, fino a perdersi, perché è vero che così tutto è molto ordinato, però è più difficile trovare punti di riferimento; ma con l'esperienza di turisti e montanari, amiamo le cartine e ce ne siamo procurate già due, grazie alle quali abbiamo capito dove si estende questa benedetta parrocchia in cui operiamo e con le quali perdersi sarà impossibile! Per ora però l'unica strada che usiamo, che passa vicino alla chiesa e sulla quale si trova la Ciudad de la Alegrìa, è la grande arteria che taglia la città e poi prosegue verso Mérida, nello stato dello Yucatan, sulla parte nord occidentale dell'omonima penisola, della quale il nostro stato di Quintana Roo occupa invece il sud.
Soldi, dinero, money... Che considerazioni trarre dal fatto che il tipo di negozio più diffuso, dopo il supermercato (vedi oltre), è la “casa de empeños”, cioè un luogo dove impegnare di tutto, dagli orologi alle televisioni e, soprattutto, alla macchina? La voglia di comprare, efficacemente stimolata dalle molteplici e invitanti offerte degli innumerevoli negozi e dagli enormi centri commerciali modello americano, non viene fermata dalle ristrette possibilità economiche e manda in frantumi qualsiasi proposito di risparmio o gestione oculata delle finanze, per cui appena arrivano in casa un po' di soldi li si spende, per dover poi impegnare quanto di valore si può abbandonare per pagare le spese, o i debiti. Di nuovo tornano alla mente realtà simili, come le Filippine, dove tutti possedevano un telefonino, ma molti non potevano più usarlo mancando i soldi per ricaricarlo...
Il supermercato dell'assurdo (linguistico). Come in Italia, l'abbreviazione “super” perde il suo significato di “molto grande” e finisce per indicare semplicemente un negozio di alimentari &co.; qui però, come per molti altri tipi di attività, aumenta il numero di punti vendita e diminuiscono le dimensioni, per cui di “super” se ne vede uno ad ogni angolo, uno ogni cento metri, uno per isolato, ma piccoli, talmente piccoli che si è sentito il bisogno di denominarli in maniera diversa, per distinguerli da quelli “normali”: ecco allora nascere i “mini super”, simpatico paradosso creato dallo spensierato uso della lingua del popolo messicano, che ci regala anche altre perle, di cui però scriveremo prossimamente.

Post Trasloco


Come preannunciato, ora che abitiamo a Fatima, più lontani dal centro, la fortuna della wireless non protetta è svanita, ma come vedete, vi aggiorniamo lo stesso.


La nuova “casa” consiste in una stanza con bagno adiacente alla chiesa, senza mobili a parte una libreria e una scaffalatura già pieni. Sembra che sia una sistemazione temporanea, ma non di pochi giorni, per cui forse in questo week-end ci libereranno qualche ripiano per i vestiti. La cucina è quella della parrocchia, ma ne siamo ospiti più che utilizzatori, visto che Marta, la perpetua, a pranzo prepara anche per noi e poi a cena, tardi, mangiamo solo un po' di frutta insieme a Padre John e a Josè Juan.


Sul fronte lavoro, le mattine le impegniamo alla Ciudad de la Alegria (che suona come la “Città della Gioia”, visto che abbiamo scoperto che il titolo spagnolo del libro-film è proprio quello): Elena come fisioterapista, con i malati e dalla settimana prossima anche con gli anziani,e Mattia come insegnante elementare per due ragazzine che quest'anno non vanno a scuola e a breve anche come catechista per bambini e adulti dell'Hogar Cafarnaum (il centro appunto dei malati di AIDS).


Era balenata la possibilità di trovare casa lì, in una stanza sopra la sagrestia della chiesa, per cui ci siamo rivolti a una delle coordinatrici della Ciudad, Anita: è una ragazza irlandese di 27 anni, arrivata 4 anni fa in Messico per lavorare nella capitale con i ragazzi di strada e poi fermatasi per un master in cooperazione allo sviluppo; nel frattempo ha trovato marito e si è trasferita qui a Cancun. Con lei abbiamo convenuto che però stabilirsi lì non fa per noi, e per svariati motivi: 1) manca la cucina 2) sarebbe comunque un alloggio temporaneo, perché prima o poi dovrebbe stabilirsi lì il futuro sacerdote dedicato all'intera struttura 3) il posto è isolato, alla sera ben poco servito dagli autobus e diventerebbe quindi alquanto scomodo. Per cui per ora si resta a Fatima.


Proseguono le prove della recita, Maria-Elena ha preparato delle splendide ali per l'arcangelo-Mattia e tutti insieme stiamo preparando le scenografie (un lavoraccio, ma ottimo risultato): domani, domenica, si va in scena...

Si succedono le richieste di foto, ma purtroppo dovrete attendere: innanzitutto non c'è molto da mostrarvi, per ora, il mare bello ancora lo dobbiamo vedere, ad esempio, e non sono ancora in programma le visite turistiche; inoltre ricordiamo che il “purista” non ha la digitale, il telefonino come macchina fotografica non è eccezionale e la videocamera, da cui contiamo di ricavare le immagini per voi, finora è rimasta quasi inutilizzata. Ma comprendiamo le richieste, per cui confidate, provvederemo a descrivere qualcosa anche visivamente, soprattutto quando in futuro, una volta ben organizzati con gli “orari” di lavoro, troveremo le occasioni per scoprire le bellezze di questa terra.


Intanto vi offriamo, giusto come contentino, un parco piccolo ma grazioso, in centro a Cancun, dove ci siamo rifugiati in un pomeriggio di leggera crisi da incertezza su ruolo e sistemazione, e una veloce vista sulla casa-stanza.


Alla prossima!




Trasloco!

Dopo una settimana e mezza come ospiti di Adriana e Pepe (muchìsimas gracias!), finalmente ci hanno trovato una casetta (di più ancora non sappiamo) vicino alla chiesa di Fatima e tra poco ci porteranno lì. Bene, così saremo più vicini alla nostra zona di operazioni e perché così saremo un po' più sistemati!
L'unico problema è che dubitiamo di ritrovare lì, zona più povera, anche se decente, la grande fortuna del tonto con la connessione senza fili non protetta che fino ad ora ci ha permesso di usare internet alla grande (e gratis!) potendo così scrivervi spesso... Comunque torneremo come all'inizio a sfruttare gli internet point, ma già da ora avvisiamo che ci sentirà con meno frequenza.

p.s. Oggi qui, per festeggiare l'evento, il tempo è orribile, con enormi nuvoloni neri e pioggia a intervalli regolari.
p.s.2 Questa mattina Mattia e il seminarista Josè Juan hanno sfruttato la mattina libera dei padri per darsi allo sport: 15 km di corsa lungo la zona hotelera (percorso in asfalto, argghh), intervallando corsa e cammino, per un totale di 20km! Come prima volta decisamente troppo...

Ancora sugli autobus...

Ormai sono il nostro mezzo di trasporto. Sono lentini, per le innumerevoli fermate, e perché spesso sulle strade a grande scorrimento, viaggiano sulla corsia interna, separata dalle altre e piena di buchi, però sono validi, in quanto economici (0,35€ a corsa) e perché puoi scendere dove vuoi, sfruttando ogni rallentamento o semaforo. Su un aspetto sono anche più funzionali che nella moderna Padova: puoi entrare solo da davanti, dove l'autista ti vende il biglietto, per cui non puoi scampare. In questo sistema "onesto" c'è però il trucco: a volte l'autista incassa, ma non dà il biglietto, per cui quei soldi può poi intascarseli, non essendo un'entrata registrata; non accade spesso, ma accade. Questo trucco però può anche trasformarsi in una possibilità di buon'azione: un autista, dopo aver chiacchierato con noi e scoperto la nostra identità missionaria, quando stavamo scendendo ci ha discretamente rimesso in mano il prezzo del biglietto, che appunto questa volta non aveva emesso.... il Signore opera in mille modi!

Al lavoro!

Eh sì, oggi si comincia davvero: 40 minuti di autobus e arriviamo alla Ciudad de la Alegrìa, dove per tutta la mattina Elena mette in campo la sua professionalità riabilitando i malati e Mattia fa da supporto interpretariale (e quando non è richiesto si dedica all'apprendimento della sua parte di arcangelo per la pastorela, il dramma natalizio che insceneremo il 3 dicembre; o allo studio del materiale sull'evangelizzazione). Per Mattia è anche l'occasione giusta per vedere questa famosa mogliettina fisioterapista al lavoro, e bisogna dire che sembra proprio brava: sa cosa fare e lo fa con impegno e affetto.

I pazienti sono vari, adulti e bambini, e quando lavora con questi ultimi Elena è davvero felice: era il suo sogno post-lauream, ma a Padova le possibilità erano poche. Qui oggi tratta Jorge, di 8 mesi, e Monserrat, un bimba di 7, entrambi con lievi ritardi motori, e vederla “giocare” con loro è proprio bello e interessante.

Vedendola alle prese con gli adulti, però, si apprezza di più la competenza; oggi si dedica a Carmelo, con emiparesi sinistra, Angel, i cui problemi di movimento derivano dalla debolezza estrema a cui lo ha portato l'AIDS (probabilmente, dato che della storia di questi pazienti si sa ben poco, per ora), e Luis, PCI (paralisi cerebrale infantile), un miracolato, sopravvissuto a svariate operazioni molto serie, che ora si muove appena, però almeno capisce e risponde come può. Con quest'ultimo si otterrà ben poco, ma per lui è importante almeno provare e sentirsi curato; Arturo invece potrebbe migliorare, ma oggi, dopo pochi minuti e ancor meno esercizi... “vi ringrazio molto, ma basta!”: si riproverà mercoledì, quando torneremo per la seconda seduta a tutti loro e per cominciare anche con altri.

Prime attività

Poco a poco va delineandosi anche quale sarà il nostro lavoro, o meglio i nostri lavori, perché tante e diverse sono le cose da fare.

Da lunedì la fisioterapista Elena comincerà un programma di riabilitazione per alcuni adulti e bambini malati di AIDS (qui SIDA) ospiti della Ciudad de la Alegria, un centro della Caritas della diocesi di Cancun, gestito da un gruppo di suore. È una nuova struttura, bella e funzionale, del 2002, che comprende un centro accoglienza per la distribuzione di cibo e coperte, un asilo de ancianos, un centro per madri in difficoltà, con i loro figli, una cappella costruita per fungere anche da rifugio in caso di cicloni, un complesso di saloni per incontri di formazione e appunto il centro per malati di AIDS, dove Elena lavorerà la mattina.

Per quanto riguarda le attività nelle comunità della parrocchia, sembra che una buona possibilità sia quella di dedicarci alle attività dell'ECYD, cioè Educaciòn, Cultura Y Deporte (sport), i gruppi per i ragazzi e le ragazze (separati) che continuano la formazione dopo i sacramenti.

A Mattia, dalla segreteria del vescovo, hanno chiesto di dare una mano per preparare la pagina internet della prelatura: una volta che avremo organizzato i nostri orari in funzione del lavoro da fare con Padre John, inseriremo anche questo.

Sabato 25 mattina Josè Juan, il seminarista, ci ha coinvolto in un incontro per los acolitos (chierichetti), così finalmente ci siamo dati un po' da fare, aiutandolo a gestire questa attività di spiegazione e preghiera sulla corona d'avvento per i circa 30 ragazzini presenti.

Alla sera invece, sempre con il nostro amico Josè Juan, incontro per preparare una pastorela, piccola opera teatrale natalizia, con alcuni ragazzi dell'ECYD della comunità di Fatima. È un buon testo, corto e semplice ma divertente e con un messaggio incisivo: il Natale è presentato come l'ultima invenzione di Dio, che mette in crisi Satana, preoccupato di perdere in competitività, per cui mentre gli angeli convincono i pastori ad andare a conoscere il nuovo grande arrivo, il diavolo li distoglie attirandoli nelle distrazioni mondane natalizie, tra cibo e bevande, regali da fare e biglietti da spedire, finché ovviamente alla fine gli angeli tornano a mettere in chiaro le cose ai pastori. Ci piace essere coinvolti nell'organizzazione e in più saremo anche proprio dentro lo spettacolo, Mattia come arcangelo e Elena, indovinate un po', come Maria, che per fortuna ha solo due battute, ma famose...
'Sto teatrino lo rappresenteremo nelle 4 domeniche d'avvento, in occasione dei ritiri di formazione per la gente delle varie comunità.

Oggi, 26 novembre è domenica, Cristo Rey, per cui nell'omonima chiesa del centro è festa grande, con processioni, celebrazioni solenni &co (foto). Per noi invece il programma prevede qualche messa in giro per i vari settori di questa grande parrocchia ancora tutta da scoprire.

Conoscendo colleghi

Proseguiamo con i nostri contatti all'interno della parrocchia di Fatima: il boss è Padre John, irlandese in Messico da più di 30 anni e qui a Cancun da più di 15, affiancato da due mesi da Padre James, americano, in Messico da 3 anni, ancora con una pronuncia mooolto americana dello spagnolo (curiosità: gira con una macchina americana, targa Connecticut, con le cinture di sicurezza attaccate alla portiera, che scendono e salgono automaticamente aprendo e chiudendo, per cui sei sicuro di mettertele! Come ammette anche lui, un dettaglio molto “gringo”). Da pochi mesi si è aggiunto al team anche José Juan un seminarista che dovrebbe essere ordinato l'anno prossimo, ed è con lui che ultimamente stiamo di più: è giovane (31), simpatico, molto attivo come i due padri, e si sta impegnando molto per inserirci. Altra conoscenza importante è stata quella di Francisco e Angela, coppia di adulti che lavorano come evangelizzatori a tempo pieno, da molto a lungo, e che sono stati i fondatori e formatori di molte delle attuali comunità. Ora Francisco ha dovuto cercare anche un altro lavoro (come evangelizzatori sono stipendiati, ma in questo momento non riuscivano a sostenere tutte le spese), per cui si può dedicare meno alla pastorale. È con loro che probabilmente lavoreremo nelle comunità più lontane e meno sviluppate.
Venerdì 24 sera, presso il bel teatrino parrocchiale, piccolo ma funzionale, che dà sul campetto sportivo in cemento, spettacolo dedicato al 62° anniversario dell'ordinazione sacerdotale del fondatore dei Legionari di Cristo: lettura di una sua lettera, balletto tradizionale della sua regione natale e rappresentazione sulla sua vocazione, molto ben preparata e recitata. Alla fine, Padre John ha colto l'occasione per presentare i due missionari italiani a questa comunità.


Què tiempo hace? (che tempo fa?)

Siamo in zona tropicale e vicini al mare, quindi di freddo qui non se ne parla (siamo fuggiti apposta dall'inverno padovano!), e di vere stagioni nemmeno: così, sempre bello! A parte la stagione dei possibili huracanes, che va da giugno-luglio a ottobre-novembre, quindi ormai dovremmo essere salvi, anche se la popolazione è sempre allerta, e li si capisce bene, visto che l'anno scorso Wilma qui ha fatto un vero disastro, devastando alberi e costruzioni, con enormi danni, sia per l'industria turistica, che però con i suoi potenti mezzi economici ha prontamente ricostruito tutto, sia per la gente comune, che ancora ricorda con terrore e sconforto quanto ha subito. Ora qui per i messicani è un periodo di “freddo” e sono molto preoccupati per noi che invece siamo contenti perché questa “primavera” (venticello che rinfresca, freddino la sera, caldo al sole ma senza esagerare...) ci permette di ambientarci al meglio, senza dover subire lo sbalzo dall'inverno italiano al caldo tropicale. Chi davvero subisce sono i poveri che vivono in case senza pareti, in amache anziché letti , e ciò avviene nella periferia più lontana a noi ancora sconosciuta, che sì patiscono il freddo notturno. Il problema, come in Italia, è l'aria condizionata, che impazza in ogni negozio facendoti sentire quasi freddo dentro e poi schiattare di caldo fuori per la differenza, mentre la temperatura esterna non è assolutamente male.


Spostarsi a Cancun

Le nostre giornate ora passano quindi tra una visita e l'altra, con Padre John che sfrutta le varie messe e gli incontri che ha in programma per farci entrare un po' alla volta a contatto con la gente e con i luoghi. Capita poi che i suoi impegni si prolunghino oltre quanto sarebbe utile a noi, per cui a volte ci consiglia giustamente di tornare a casa da soli. Cominciamo così a spostarci in taxi, visto che la periferia della città si sviluppa su un'area molto vasta e a piedi sarebbe impossibile muoversi. All'inizio va anche bene, bella esperienza, dopo un po' però comincia a farsi costoso; per fortuna che ora ci hanno spiegato le “rotte” degli autobus, visto che da soli era un po' complicato, non ci sono veri e propri “numeri”, semplicemente sull'insegna, o sul parabrezza, sono scritte le destinazioni e bisognava appunto che ci spiegassero quali direzioni seguire.


Oltre la zona "in", verso la povertà...

Finalmente mercoledì, dopo giorni di attesa e incontri e telefonate mancati, incontriamo Padre John (e vi lasciamo immaginare la pronuncia messicana di questo e altri nomi inglesi...), il fantomatico padre irlandese con cui dovremmo collaborare. Ci è sempre stato presentato come un ottimo sacerdote, ma di poche parole, che lavora tanto quanto non parla. Siamo quindi un po' intimoriti di fare la conoscenza di questo uomo silente, ma quando lo incontriamo nella casa cural, palazzina molto elegante, con squisito giardino interno, dove abitano i padri, si rivela essere molto più affabile del previsto. Ci presentiamo, raccontandogli le nostre esperienze di lavoro pastorale e offrendogli le nostre capacità e il nostro servizio, dopodiché comincia la scoperta della nostra area di lavoro, la parrocchia di Fatima, affidata da circa 16 anni appunto a Padre John. Secondo il nostro irish, Cancun si divide in tre zone, quella hotelera, lussuosa e puramente turistica, il centro (vicino al mare), dove vivono la famiglia che ci ospita e i padri, con case e auto più o meno ricche, e la zona più interna, che diventa sempre più povera man mano che ci si allontana dalle altre due. Fatima sta appunto in quest'ultima; è una parrocchia molto grande, divisa in cinque settori, ciascuno comprendente dalle 4 alle 7 comunità, che si riuniscono attorno a capillas più che a iglesias; infatti di chiese vere e proprie, in muratura, ce ne sono solo 3 (quella centrale di Fatima, Sagrado Corazon, e San Miguel Arcangel, ancora in fase di completamento), mentre le altre sono semplici coperture per celebrare la messa, alcune davvero misere, come quella che abbiamo visto in mezzo a uno spiazzo pieno di materiali da costruzione abbandonati, fatta con pali di sostegno in legno, uno dei quali è un albero ancora vivo, e tetto di frasche. E sì che ne abbiamo visitate solo alcune, e non quelle delle comunità più distanti. Come le capillas, anche il resto segue la tendenza: più ci si addentra nella periferia più la povertà si fa evidente, nelle case anguste e attaccate, nei negozi sempre più piccoli, nella sporcizia e nell'incuria ai bordi delle strade, nel fondo stradale che mostra buchi sempre più profondi e nei vestiti della gente o nei piedi scalzi di alcuni bambini. Il livello comunque qui non è ancora bassissimo, i negozietti offrono di tutto, la gente non sembra passarsela male, ma quello che colpisce è la differenza con il centro, così vicino (è questione di un quarto d'ora) e così lontano, e soprattutto l'impoverimento continuo della situazione, di incrocio in incrocio. E, di nuovo come per le capillas, ancora abbiamo visto poco, perché ci sono comunità che vivono in condizioni decisamente peggiori, ancora senza energia elettrica. Ci vengono in mente le Filippine, sia per questo impoverimento costante uscendo dal centro, sia per la struttura delle strade, per i negozi con le insegne dipinte sulla facciata e tutti attaccati uno all'altro, ma in fondo anche Nyahururu, in Kenia, non era tanto diversa, la povertà rende tutto abbastanza uguale; forse però la somiglianza con Calbayog e Dolores, le due città in cui siamo stati con Padre Amelio, è dovuta anche al fatto che le Filippine sono state a lungo dominio spagnolo e i legami a livello culturale, o meglio di caratteristiche sociali, si vedono ancora, uniti alla comune influenza del modello americano-occidentale, del consumismo e della pubblicità, a cui siamo ormai abituati ma che colpisce sempre molto quando si fa strada anche in contesti molto diversi come livello di ricchezza.


Martedì 21 novembre

Oggi giornata di feste: si celebrano i 35 anni della prelatura (diocesi allo stato embrionale) di Quintana Roo e 2 anni di vescovado di Pedro Pablo. Per cui messa alle 7,15 nella futura cattedrale di Cancun, ancora in costruzione, ma già molto accogliente, e successivo desayuno (colazione) offerto dal patronato: ottima occasione per mangiare alla grande (tortilla, frijoles (crema di fagioli), pan dulces, tarta...) e conoscere un bel numero di padri e altre persone con cui prima o poi si collaborerà. La comitiva poi si trasferisce in un rancho (come il ranch!), ma la nostra cara Adriana si perde un'altra volta nella sua grande confusione e ci abbandona a casa mentre va a lavorare in ufficio (è la coordinatrice degli evangelizzatori a tempo pieno, per cui ha molto da fare tra attività, ritiri e viaggi da organizzare, donazioni da ricevere e distribuire,...) e ci porta alla fiesta solo quando ha finito, suscitando dispiaceri e perplessità di tutti i padri che le e ci chiedono come mai arriviamo solo alle 3.15, a pranzo e spettacolo di mariachi finito... Ma niente paura, il pomeriggio è eccellente: riusciamo a recuperare il barbecue con della carne squisita (Giacomo, ti abbiamo pensato!) e pure i dolci, e anche i mariachi, con splendidi costumi e strumenti tradizionali, suonano ancora; ma soprattutto grazie alla conoscenza di Ricardo, messicano che ha vissuto anni in Italia, con la comunità Cenacolo (mondo piccolo, eh Marta?), recuperiamo pure la possibilità di un'uscita a cavallo! Sì, i due leoncini si godono l'esperienza fantastica di una tranquilla (vista l'inesperienza) cavalcata fino alla spiaggia, e lì lungo la riva del mare! Ritorno un po' avventuroso e pauroso quando i cavalli decidono di partire al galoppo, ma tutto OK.